martedì 21 dicembre 2010

Se sei bravo ti tirano le pietre...

Episodio 1: Ieri sera per lavoro mi trovavo ad un dibattito pubblico, moderato da una brava e nota giornalista. Al termine dell'incontro moltissime persone, tra cui giornalisti e sedicenti tali, si sono diretti sotto al palco per scambiare qualche chiacchiera con la collega 'guest' e magari tentare di lasciare impressa nella sua memoria, un brandello di disperazione che, al giorno d'oggi, è una carta equipollente al curriculum vitae.

Con mia grandissima sorpresa la sottoscritta, che per anni è stata la regina delle disperate, non solo non ha elemosinato attenzione ma non si è nemmeno avvicinata sperando che la fama altrui potesse in qualche modo contagiarla! Apparentemente potrebbe sembrare una cazzata, ma mi sono chiesta: quante volte ci si deve vendere come forma/immagine e non come contenuto?

Sinceramente la parte della povera precaria sfigata sono stufa di farla e, se proprio proprio, voglio piacere, non fare compassione...

Episodio 2: Sere fa, un collega fotografo allestiva una mostra con scatti 'a caso' o giù di lì. Mi raccontava che, dopo aver lavorato praticamente per tutti, era letteralmente svuotato dal sistema che premia i furbi, svenditori di materiale, e i principianti che "pur di cominciare accetto di tutto". "Me lo stanno facendo odiare questo mestiere, ho bisogno di estraniarmi, ecco perchè espongo queste foto un po' alla cazzo" e nel suo sbotto ho riconosciuto tanta strada già vista. Cosa scatti, cosa scrivi, a chi importa più davvero? L'essenziale è coprire gli spazi bianchi, al contenuto guardiamo poi. Forse.

La senzazione che rimane è che non si possa vincere mai...

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